La prima Biblioteca Vivente sul tema rom | di associazione 21 luglio

Da Roberto

A Roma la prima Biblioteca Vivente sul tema rom.  Non capita tutti i giorni di incontrare “libri umani”, ma è proprio quello che è avvenuto lo scorso 12 Giugno presso la Biblioteca Comunale Goffredo Mameli di Roma.

C’è chi si è fermato per caso attirato dal via vai di persone e chi già sapeva dell’evento, ma tutti i lettori sono usciti entusiasti dall’esperienza della prima “biblioteca vivente” sul tema rom mai organizzata in Italia.

Quello della “biblioteca vivente” (traduzione di human library) è un metodo educativo sperimentato per la prima volta in Danimarca, quando un gruppo di giovani attivisti dell’organizzazione “Stop the Violence” propose questo evento per un importante Festival del Nord Europa con l’obiettivo di incoraggiare il dialogo e favorire la costruzione dei rapporti umani secondo i principi della non-violenza. Era il 2000, e nei successivi quindici anni l’idea è stata ripresa per diffondere conoscenza su tutti i temi che normalmente incontrano i pregiudizi e le resistenze dell’opinione pubblica che non vive direttamente le situazioni su cui è chiamata a discutere. L’obiettivo della biblioteca vivente è proprio quella di creare l’incontro diretto, per permettere di affrontare e combattere gli stereotipi sui temi più disparati: dall’immigrazione ai rom, dall’omosessualità ai detenuti.

In Italia gli incontri organizzati nell’ambito del metodo della “biblioteca vivente” sono una realtà consolidata, ma per la prima volta l’evento era incentrato sulla questione rom. Le quarte di copertina proposte durante l’incontro hanno emozionato e interessato i lettori, ogni libro umano ha raccontato nel corso del pomeriggio le proprie storie di vita più e più volte. Lettori di tutte le età non si sono accontentati di un solo confronto e hanno voluto saperne di più, passando da un tavolo all’altro dopo lunghe conversazioni come se si muovessero realmente tra le mensole di una libreria. “Perché alcuni genitori dicono che i rom rubano i bambini?”, ha chiesto un piccolo partecipante a uno dei libri umani presenti. “È un modo che alcuni adulti usano per spaventare i propri figli e non farli allontanare senza permesso” gli ha risposto il libro umano Miriana.

Tra gli “scaffali” c’era ampia scelta e assortimento. Per citare solo alcune delle nove storie di vita presenti, Elvis ha parlato del lavoro dei suoi sogni, Monica ha riferito della bella esperienza vissuta con altre mamme grazie alla recita della figlia a scuola, Sida ha ricordato le difficoltà affrontate durante lo sgombero forzato dal Casilino 900 al campo di Salone e Pio ha raccontato della sua realtà di attivista.

Tutti i libri umani si sono messi in gioco volentieri, manifestando la loro voglia di far conoscere le proprie esperienze e smontare i tanti pregiudizi diffusi a proposito del popolo rom.

 

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