Invecchiare bene – 2′ parte | Daniele Bernardini

invecchiareCarissimi,
invio la seconda parte dell’articolo di Daniele Bernardini sull'” invecchiare bene”, pubblicato recentemente nel numero 4 di Quaderni vicentini.
Ciao a tutti,
Alberto Andriolo

 

INVECCHIARE BENE

Invecchiare in una società giovanilista può trasformarsi in una esperienza difficile.
Oggi viviamo fingendo che la vecchiaia (così come la morte) non esista o comunque non ci riguardi direttamente.
Ridare a questa fase della vita il rispetto e l’attenzione che merita è la premessa per poterla accettare e vivere serenamente.

2′ parte

Daniele Bernardini

Considerando gli anziani sulla base del loro grado di indipendenza e bisogno, possiamo incontrare persone diverse:

  • quelle in relativa buona salute (o anche con più malattie, ma ben controllate) che vogliono ancora prendere parte alla vita sociale;
  • quelle ammalate bisognose di cure e attenzioni, ma ancora capaci di vivere la propria vita senza particolari dipendenze;
  • quelle malate e non autosufficienti che hanno bisogno di tutto.

Nonostante quanto generalmente si è portati a pensare, la prima categoria (anziani sostanzialmente sani) è quella più numerosa.

Indagini eseguite (v. quella italiana dell’I.R.P. citata nella prima parte di questo articolo, pubblicata nello scorso numero di QV) su gruppi numerosi di persone tra i 72 e i 99 anni hanno voluto valutare con domande mirate la situazione di vita di questa fascia di popolazione. Da queste indagini emerge che:

– il 60-90 % degli intervistati riferisce recenti motivi di contentezza, soddisfazione, fiducia, orgoglio, conforto;

– il 15-40 % dichiara invece recenti momenti di frustrazione, tristezza, noia, dispiacere, senso di colpa, paura….;

– il 50 % vive a casa da solo;

– il 7 % ha problemi economici per i quali gode di un supporto sociale;

– in media in ogni persona sono presenti quattro malattie croniche (nel 55% dei casi gravi).

Questi risultati mettono in luce che la persona anziana più comune, oggi, vive ancora nella propria casa, spesso da sola, si cura per molte malattie, ma è ancora in grado di gestirsi autonomamente e riveste spesso un ruolo importante di supporto ai propri familiari ed agli altri…..e ciò in contrasto con lo stereotipo del “vecchio solo, disperato”. Con le difficoltà del welfare italiano, l’importanza dei nonni nella gestione, per esempio, dei nipotini e quindi nel bilancio complessivo di una famiglia è sotto gli occhi di tutti.

Questi studi sono importanti perché mettono in luce il mondo interiore della persona anziana o del vecchio, evidenziandone la mantenuta capacità di cogliere il senso di una vita di maggiore o minore qualità.

Ugo Ojetti (1871-1946 in “Sessanta”-1937), allargando il concetto di vecchiaia al di là del dato anagrafico, scriveva “soltanto chi non ha curiosità d’imparare é vecchio…” e “vecchio é chi più non desidera che comunque vivere. Di questi vecchi alcuni hanno solo venti anni”.

 

Anche se in realtà ognuno invecchia in modo assolutamente personale, si potrebbero individuare alcune caratteristiche psicologiche predittive di un buon invecchiamento, o meglio di un buon adattamento psico-sociale alla vecchiaia: queste comprendono l’autocontrollo, il mantenimento della voglia e dell’entusiasmo necessari per programmare il proprio futuro (indipendentemente da quali siano le aspettative di durata della propria vita), la capacità di cogliere il lato positivo delle cose e altro…

Un Anonimo recitava “se anche sapessi che domani finisce il mondo, oggi stesso pianterei il mio alberello di mele”.

Poi, chi è disadattato da giovane spesso lo è anche in tarda età e chi non ha risolto i propri conflitti tende a mantenerli irrisolti o addirittura ad accentuarli in età senile.

Va evidenziato che la presenza di un buon substrato culturale e di un sostegno familiare e sociale stimolante ed accogliente aiutano l’ anziano ad adattarsi alla sua nuova situazione e a raggiungere nuovi equilibri. La terza età sostenuta da questi supporti potrebbe quindi rappresentare ( come ha scritto il Pontificio Consiglio nel 1995), oltre che una stagione di riposo e di serenità propizia per lo studio e per l’educazione, anche il punto più alto del proprio sviluppo personale, unico ed irripetibile, dono prezioso da comunicare alle giovani generazioni.

 

Il recupero di una diversa spiritualità

Ma non bisogna neppure idealizzare il vecchio, come avveniva in una certa retorica del passato.

La vecchiaia infatti, come le altre fasi della vita, ha anche i suoi lati “negativi”. Avere ottenuto un allungamento dell’ aspettativa di vita non è un fatto positivo di per sé stesso.

L’uomo è un essere mortale, ha un inizio e una fine ed è proprio questa realtà a dare stimoli alla sua esistenza, nella consapevolezza che le situazioni evolvono continuamente e nulla è destinato a durare così com’é ora. In fondo l’adolescenza é la fine dell’infanzia spensierata, l’età adulta pone fine alle burrasche dell’adolescenza, l’età anziana interrompe la fase produttiva della vita introducendoci in un periodo più riflessivo e attento ai bisogni della mente e dello spirito.

A questo riguardo, in effetti, è un dato di fatto che l’età anziana è un momento di rinforzo o di recupero di una propria “spiritualità”, che prima poteva essere soffocata da altre esigenze ritenute più importanti.

La religiosità (che va considerata una delle diverse forme in cui la spiritualità può manifestarsi) é un caposaldo che, con l’invecchiamento, spesso si rafforza, in quanto offre stabilità e certezze utili ad affrontare le ansie e i disadattamenti dovuti all’età che avanza.

L’evolversi della società modifica la scala di valori di cui l’anziano si sente custode e garante. La secolarizzazione della società odierna coinvolge poco gli anziani, per un fattore generazionale ed esistenziale, in quanto essi vivono un momento della vita “che inevitabilmente conduce a porsi degli interrogativi sul senso della vita e sul destino dell’uomo dopo la morte” (v. Petrini).

 

La dimensione laica della spiritualità

Dopo la definizione di salute e benessere dell’ OMS come qualcosa di molto di più dell’assenza di malattia, il benessere dell’anziano, al di là del controllo e della cura di specifiche malattie, deve considerare la qualità di vita nel suo complesso, quindi anche gli aspetti spirituali della stessa.

Spiritualità è un concetto più ampio di religiosità: essa è insita in tutte le relazioni e gli eventi della vita, strutturandosi in una fede religiosa nel credente. La spiritualità si evidenzia nel bisogno di dare un significato alla vita, nella speranza e volontà di vita, nelle convinzioni, nei valori in cui si crede, nelle sensibilità particolari verso qualche manifestazione artistica o poetica e altro…; chi crede in Dio ci aggiunge anche la fede. Esiste quindi una dimensione Laica della spiritualità capace di dare senso alla vita non meno della religiosità.

Il professor Petrini ci soccorre affermando che “vecchiaia e invecchiamento non sono un vuoto esistenziale inevitabile, fatale, accompagnato da noia, rassegnazione o da un ottimismo fine a se stesso; la persona anziana vive, non sopravvive in attesa della morte….”.

Fattori che influenzano la spiritualità

Vivere in modo spiritualmente sano la propria età significa essere riusciti a darle un senso.

Il primo passo in questa direzione dovrebbe essere accettare semplicemente la propria età per quello che è, con i suoi valori e limiti.

Affinchè, poi, l’invecchiamento possa rappresentare per la persona un’opportunità di crescita spirituale e non la faccia regredire verso un atteggiamento egoistico e ostile, è importante che anche la comunità in cui é inserita accetti la vecchiaia e le conceda gli spazi di cui ha bisogno per esprimersi.

Anche lo stato di salute, il grado di autosufficienza, le condizioni di vita incidono sulla spiritualità, a testimonianza della complessità della persona e dell’interdipendenza di tutte le sue dimensioni (biologica, psichica, sociale, economica…).

 

La casa di riposo

Fine dell’identità? Fuga dalla realtà?

A questo riguardo, dobbiamo ammettere che spesso non è facile individuare come possa raggiungere un benessere spirituale una persona costretta dalle circostanze a vivere in una residenza per anziani. Partendo da come, nell’immaginario diffuso, viene il più delle volte percepito ancora oggi l’ingresso in casa di riposo, spesso lì l’anziano entra disperato, sentendosi senza aiuto e dimenticato.

Nell’iter che lo porta verso l’istituto, l’anziano non viene quasi mai interpellato e la sua fondamentale opinione non è richiesta né ascoltata, in quanto a determinare la decisione sono lo spazio in casa, gli impegni, il lavoro, la disponibilità, la responsabilità degli altri.

La casa di riposo, se percepita come un posto dove si va per morire, non offre alcuna motivazione all’elevazione dello spirito. Spesso, anzi, la sua organizzazione interna contribuisce a far sì che la persona anziana veda sfumare la propria identità in un triste anonimato, spingendola all’isolamento. La “somatizzazione”, frequente negli ospiti di queste residenze (fenomeno che, inconsapevolmente, scarica tensioni emotive esuberanti attraverso il sistema nervoso a spese della sua capacità di controllo sul normale funzionamento di un organo del corpo), spesso rappresenta un tentativo di fuga dalla realtà e, al tempo stesso, una forte richiesta di attenzione.

Il vuoto esistenziale porta al desiderio della morte e toglie ogni interesse verso la vita.

Oggi nelle case di riposo più moderne, si cerca di ovviare a questo con la personalizzazione degli interventi, volta al recupero e alla valorizzazione delle potenzialità residue della persona.

Particolarmente triste risulta, nelle residenze specifiche, la situazione delle persone anziane dementi, che rischiano di vedersi negata pure la stessa umanità. Fortunatamente, ci viene incontro spesso la dedizione di chi presta assistenza, consapevole del valore delle relazioni (anche non verbali) capaci di far breccia in questo apparente muro di incomunicabilità. Quindi la possibilità di questi soggetti di poter ancora essere considerati persone con la loro dignità dipende molto anche dall’ambiente di cura e assistenza che li circonda e dai valori su cui si fonda.

L’ opportunità di una relazione con gli altri e la disponibilità a favorirla, la volontà di trasmettere messaggi, valori, esperienze, altre volte la dedizione volontaria al servizio verso chi sta vicino, compatibilmente con le proprie possibilità…..tutto questo e altro può riempire di senso il vuoto di una situazione difficile.

Se riesce a dare un senso alla vita minacciata dalla sofferenza, dalla disabilità, dalla morte…la persona vive in modo sano la propria vita, anche se la guarigione del corpo non é più possibile. Per l’essere umano è terribile la convinzione di non servire a nulla, di essere solo un peso e in definitiva di vivere una vita che non ha alcun significato. E’ negli sguardi e nelle modalità di approccio di chi lo circonda che l’ anziano sofferente cerca la conferma della propria dignità di persona: questo ribadisce l’importanza del contesto e dell’ambiente in cui viene vissuta questa fase difficile della vita.

Per tutti questi motivi la terza età appare è un momento particolarmante adatto per un ritorno alla spiritualità, prima sacrificata sull’altare della produttività e dell’efficientismo: e non si tratta verosimilmente di una spiritualità dovuta solo alla paura di una morte sentita come più vicina, ma di un vero e proprio bisogno di approfondire una inclinazione naturale, che la nuova disponibilità di tempo e l’esperienza maturata rendono possibile.

 

Il giovanilismo: un appetibile mercato

Spesso l’anziano, influenzato dal comune sentire, che vede nell’invecchiamento una specie di malattia da prevenire-curare, e convinto di non contare più nulla perché fuori dalla sfera produttiva, perde di vista ogni possibile identità specifica della sua età e cerca altre vie per salvaguardare la propria dignità. Può così prendere forza un atteggiamento “giovanilista” e tutto quel che può essere fatto per mantenere, nel fisico e nelle abitudini, caratteri tipici della gioventù viene perseguito a qualsiasi prezzo.

Questo giustifica, ad esempio, il successo della medicina e chirurgia estetica, del Viagra…. Su queste “debolezze” specula la pubblicità, pronta a cogliere nella crescente massa di anziani un mercato appetibile.

Del resto, oggi, la medicina stessa, in un delirio di onnipotenza, dimostra a volte di accettare malvolentieri il destino comune dell’uomo, impiegando ingenti risorse per fronteggiare fenomeni del tutto naturali (e per questo assolutamente inevitabili) che riguardano anche la vecchiaia, come il declino biologico, la morte. Ma la vecchiaia, per non ridursi ad una penosa parodia di fasi precedenti della vita, dovrebbe trovare in sé stessa la propria identità e dignità.

Oggi, nei paesi occidentali, in percentuali sempre maggiori si giunge alla terza età in buone condizioni fisiche, grazie alla medicina, all’ alimentazione più completa ed equilibrata, ad orari lavorativi più leggeri, ad una maggiore diffusione dell’attività sportiva costante…

L’esigenza che nella terza età, a volte, può spingere verso interventi di medicina e chirurgia estetica é quella di adeguarsi con un aspetto più giovanile ad una ancora buona efficienza fisica e ad una vita ancora attiva ed integrata nel sociale. Quando l’illusione di un’eterna giovinezza viene inesorabilmente a cadere, il trauma “narcisistico” può essere a volte tale da sfociare in depressione.

Vi é un ricorso “sano” alle tecniche di medicina e chirurgia estetica (che non va quindi automaticamente interpretato come una mera pratica legata alla vanità) capace, in casi particolari, di ridare equilibrio alla persona. Una grande responsabilità per un ricorso corretto a queste pratiche hanno medici e media.

Dal XXXI Congresso Nazionale della Società Italiana di Medicina Estetica (SIME) é emerso che sempre più italiani ricorrono alla chirurgia estetica con un dato sorprendente: l’età media si è spostata in avanti, e si chiedono interventi non solo a 50 anni, ma anche superati i 70.

Sotto il bombardamento pubblicitario, a volte, é difficile capire che non si possono cancellare del tutto l’invecchiamento e le rughe, correndo il rischio che il tentativo di ringiovanire con la medicina estetica o con la chirurgia plastica porti ad un esito “patetico”.

 

I senza tempo

Sta facendosi numerosa una tipologia di persone che vengono definite “i senza tempo”. Sono soggetti che si sono rivolti alla chirurgia per cancellare i segni dell’invecchiamento e hanno ottenuto volti inespressivi, sui quali non si rispecchia più il vissuto della persona, tutti uguali, standardizzati.

Ugo Ojetti (1871-1946), suggeriva che “saper invecchiare significa saper trovare un accordo decente tra il tuo volto di vecchio e il tuo cuore e cervello di giovane”: questo è tuttora valido e può portare le persone a cercare nuova bellezza “non ritoccata” e carica di vissuto.

A fronte di personaggi famosi sui “media” (quindi con una oggettiva posizione di responsabilità per l’ascendente che sono in grado di esercitare sulle masse) che ostentano patetici aspetti giovanili “artificiali” anche ad età avanzate, troviamo per fortuna esempi illuminanti di personaggi altrettanto illustri che trasmettono un’accettazione serena e naturale dell’invecchiamento. Anna Magnani, al suo truccatore che voleva far qualcosa per le sue rughe facciali, rispondeva: “Le rughe non coprirle che ci ho messo una vita a farmele venire!

Altre persone, non accettando di invecchiare e incapaci di adeguarsi ad una situazione nuova, preferiscono insistere ad oltranza nella attività svolta durante la loro età giovanile o adulta; è un comportamento comune tra i professionisti e gli imprenditori, motivato molto spesso da pulsioni economiche, ma anche da una identificazione ormai radicata col proprio ruolo. Se la perdita del ruolo diventa perdita di ogni altra motivazione alla vita, ciò é spesso segno di povertà intellettuale, morale e spirituale, conseguenza della logica tipica della società occidentale moderna, che non vede altro valore nella persona se non appunto nel lavoro e nella produzione.

 

La sessualità

Anche gli affetti ed i comportamenti relativi alla sessualità evolvono durante il corso della vita. Questo vale per la donna che ormai ha superato da tempo il periodo della fertilità, ma vale anche per l’uomo che, pur non dovendo fare i conti con qualcosa di simile alla menopausa, per nuovi equilibri ormonali e circolatori va modificando l’assetto psico-fisico della giovinezza…

Nella terza età, la sessualità, invece di ruotare principalmente attorno alla componente fisica della relazione, trova espressione in un’intesa di tipo più intellettuale, nella condivisione di atteggiamenti e interessi, in una nuova tenerezza…

Se una persona non sa cogliere questi aspetti, può vivere il tutto come una perdita….ma non dovrebbe essere così, trattandosi invece di un naturale cambiamento. Il giovane possiede delle qualità e delle potenzialità che mancano all’anziano e quest’ultimo presenta delle caratteristiche nel modo di affrontare le cose e le relazioni che difettano al giovane. A volte nel giovane si possono trovare alcune note comportamentali più tipiche di un’età più avanzata e viceversa nell’anziano possono ancora essere presenti delle pulsioni tipiche dei giovani…ma normalmente le modalità con cui viene vissuta la propria sessualità cambiano nel corso di tutta la vita. Se si considerano sessualmente sani solo coloro che mantengono un’attività sessuale immutata rispetto agli anni precedenti (cioé praticamente nessuno), é naturale che l’anziano accetterà con difficoltà i cambiamenti caratteristici della sua età. Come per le rughe, anche per la sessualità bisognerebbe accettare, invece, questi cambiamenti con serenità, per evitare comportamenti patetici, espressione spesso di una patologia della personalità.

Le componenti maschile e femminile che, articolandosi, fondano l’identità sessuale di ogni singola persona, possono, nella terza età, finalmente esprimersi in modalità più libere, non condizionate dai rigidi ruoli sociali imposti dagli stereotipi tipici dell’età adulta. La possibilità concreta di un rapporto sessuale completo anche sul piano fisico diventa meno importante del bisogno di vicinanza, di considerazione e apprezzamento, di complicità. Avendo coscienza di questa evoluzione naturale della sessualità nel tempo, non ha motivo di esistere l’ancora radicato pre-giudizio, che vede l’espressione della sessualità nella terza età come qualcosa contro natura o addirittura riprovevole.

 

La figura del nonno

Un ruolo caratteristico della terza età é quello del nonno o della nonna. Questo per alcuni rappresenta un nuovo motivo di vita, per altri invece significa diventare inutili, sostituiti dai figli divenuti a loro volta genitori.

La tolleranza, la disponibilità all’ascolto e al dialogo, la complicità, fanno del rapporto tra nonno e nipote qualcosa di unico, con forti implicazioni affettive ed emotive.

Anche se il ruolo dei nonni di oggi non corrisponde a quello dei nonni di un tempo (spesso, per esempio, i nonni di adesso non sono poi tanto vecchi, a volte ancora lavorano e quasi sempre vivono lontano), la loro presenza risulta ancora oggi fondamentale per un equilibrato sviluppo dei nipoti. I bambini che frequentano i loro nonni, sono più fiduciosi, più calmi, più indipendenti ed hanno una maggiore autostima di quelli che non li possono frequentare.

Il nonno, anche se spesso non ne ha consapevolezza, rappresenta un legame con tutto quello che è successo prima e che i nipoti non conoscono. I bambini che frequentano i loro nonni sono fortunati; viceversa, i nipoti rappresentano per i loro nonni una fonte di affetto e relazioni, che può riempire la solitudine in cui spesso vivono molti di loro.

Oggi, in un periodo di crisi, con le famiglie ridotte a piccole unità che vivono indipendenti, con la scarsità e il costo degli asili, i nonni stanno diventando una risorsa importante in molte famiglie nella gestione dei figli piccoli per consentire ai genitori di lavorare.

 

Limiti e pregi della terza età

Quando si invecchia, diventano gradualmente più difficili molte delle cose pratiche, che in altre epoche della vita si fanno con naturalezza e senza alcuno sforzo. Può diventare complesso vedere, udire, muoversi, fare movimenti delicati….di conseguenza può diventare un problema comunicare, spostarsi, mangiare, lavarsi….. Questa situazione rende fragile la persona anziana e ne aumenta la dipendenza dagli altri.

Ma l’età anziana non va vista come un fatto negativo, una perdita di qualcosa e basta.

La vecchiaia non è che una fase particolare della nostra vita e, come tutte le fasi della vita, ha sue peculiari caratteristiche (alcune positive e altre negative) che vanno considerate, serenamente accettate….

La cosiddetta terza età é il tempo della riflessione: le attività varie vengono affrontate con maggiore ponderazione e lentezza, con un bagaglio di esperienza, che é impossibile imparare se non col tempo. L’impulsività giovanile lascia il posto ad una maggiore compostezza di reazione. La libertà dalla frenesia produttiva dei nostri tempi concede più spazio per dedicarsi alle cose belle che piacciono, alla musica, alla lettura, all’osservazione della natura….

Petrini sintetizza che “invecchia bene solo chi accetta di diventare vecchio”, dove accettare è un verbo ben diverso da sopportare. Il “buon vecchio” sa che la vecchiaia non è un diritto, che altri non hanno avuto l’opportunità di raggiungerla; vive la sua vita come una continua evoluzione da una situazione all’altra, senza traumi; ha memoria del passato; vive il presente con i mezzi che ha e, per quanto gli è possibile, fa pure dei progetti per il futuro, non abbandonando mai la speranza.

 

Madre Teresa di Calcutta, riferendosi alle donne (ma penso possa riferirsi senza problemi anche agli uomini), scriveva

Tieni sempre presente che la pelle fa le rughe,
i capelli diventano bianchi,
i giorni si trasformano in anni.

Però ciò che è importante non cambia;
la tua forza e la tua convinzione non hanno età.
Il tuo spirito é la colla di qualsiasi tela di ragno.

Dietro ogni linea di arrivo c’è una linea di partenza.
Dietro ogni successo c`e` un’altra delusione.

Fino a quando sei viva, sentiti viva.
Se ti manca ciò che facevi, torna a farlo.
Non vivere di foto ingiallite…
insisti anche se tutti si aspettano che abbandoni.

Non lasciare che si arrugginisca il ferro che c’è in te.
Fai in modo che invece che compassione, ti portino rispetto.

Quando a causa degli anni
non potrai correre, cammina veloce.
Quando non potrai camminare veloce, cammina.
Quando non potrai camminare, usa il bastone.
Però non trattenerti mai!

 

Verso un invecchiamento attivo

Una società civile può considerarsi matura quando non solo tutela e protegge, ma anche é capace di promuovere e liberare le risorse della persona, in qualsiasi epoca della sua vita. Non basta, quindi, che metta a disposizione degli anziani (per esempio) servizi socio-sanitari, ma bisogna che promuova, rispettando le capacità di ciascuno in questa fase speciale della vita, quella che è stata definita un’ anzianità attiva e creativa.

Invece di offrire una vita qualsiasi sempre più lunga, la società deve maturare attenzione soprattutto verso la promozione di una vita di qualità, rispettosa della libertà e dignità della persona e della giustizia distributiva. Lo slogan dell’OMS per il 2012 dare più vita agli anni (e non quindi “più anni alla vita”) confida in questo atteggiamento per divenire concreto.

L’anzianità, nella realtà, non si misura tanto con l’età anagrafica, ma

  • con il livello di autonomia sociale, cioé con la capacità di prendersi cura di sé e possibilmente di chi ci sta accanto,
  • con l’abilità nell’affrontare e risolvere i problemi quotidiani, utilizzando le risorse comunemente disponibili nel sistema sociale e sanitario,
  • con la possibilità di mantenere legami sociali attivi, il loro numero, la loro efficienza e reciprocità.

Per questo, la società, per promuovere un invecchiamento sano e attivo della popolazione non può limitarsi ad incrementare i servizi socio-sanitari o ad incoraggiare le persone ad andare in piscina o in palestra, ma deve farsi promotrice di un ripensamento sostanziale del ruolo degli anziani al suo interno, favorendone anche la partecipazione costante alla vita sociale, economica, culturale e civile.

Fondamentale, nelle città, è che siano resi accessibili e funzionali gli spazi di vita ed i servizi, ripensandoli a misura di anziani. Basti pensare, ad esempio, al sistema di trasporto pubblico, spesso assolutamente ostile agli anziani, a certa modulistica complessa, alle barriere architettoniche….

 

La rete Città Sane: 1500 città europee ma Vicenza non c’è

1500 città europee (non risulta Vicenza) hanno aderito alla “rete Città Sane”, voluta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità con l’obiettivo, tra gli altri, di promuovere politiche di abbattimento delle barriere, che rendono meno vivibili le nostre città. Per adeguarle al rispetto della dignità della persona (di quella anziana in particolare), le offerte assistenziali di oggi nelle nostre comunità andrebbero riprogettate, con l’obiettivo di

– rivalutare l’immagine sociale della vecchiaia,

– predisporre interventi a sostegno della vecchiaia, a cominciare dagli interventi a sostegno della famiglia,

– ipotizzare tipi differenziati di offerte assistenziali,

– diversificare l’offerta abitativa, per consentire all’anziano di mantenere una propria autonomia il più a lungo possibile,

– proporre anche, laddove necessari, interventi sostitutivi della famiglia adeguati alle effettive necessità,

– orientare sempre più gli interventi (in famiglia, nei centri diurni, nelle residenze per anziani) alla promozione delle potenzialità residue delle persone.

Tutto questo comporta la destinazione di risorse al sostegno di un’assistenza diffusa, che potrebbe trovare nelle famiglie (ove esistenti) un alleato importante. Dove il sostegno a questi punti di assistenza non istituzionali (le famiglie appunto) è già una realtà, il ricorso, per esempio, alle case di riposo si é ridimensionato, segnale che molte famiglie, se sostenute, sono state disponibili a dare concretezza al progetto di “dare più vita agli anni” dei loro congiunti, consentendo loro di vivere una vita di relazioni anche nelle fasi più critiche della loro vecchiaia.

 

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